Pubblicato il Marzo 15, 2024

Se le rate del mutuo e dei prestiti sono diventate insostenibili, la Legge 3/2012 (ora parte del Codice della Crisi) offre una soluzione legale per bloccare il pignoramento della casa e ridurre drasticamente il tuo debito.

  • Questa procedura ti permette di presentare un piano di rientro basato su ciò che puoi *realmente* pagare, non su quanto pretendono i creditori.
  • L’avvio della pratica sospende automaticamente le azioni esecutive, inclusa la vendita all’asta della tua abitazione.

Raccomandazione: Invece di subire la pressione dei creditori, prendi il controllo della situazione analizzando il tuo bilancio e valutando l’avvio di un “Progetto di Ripartenza” con il supporto di un esperto.

La sensazione di non riuscire più a far fronte alle scadenze. La posta che si accumula, piena di solleciti e minacce di pignoramento. La paura di perdere la casa, il bene più prezioso costruito con anni di sacrifici. Per molte famiglie italiane, questa non è finzione, ma una realtà quotidiana schiacciante. Quando i debiti superano la capacità di pagare, si entra in una spirale di ansia e vergogna che sembra senza via d’uscita. Molti pensano che le uniche opzioni siano svendere i propri beni o subire passivamente l’aggressione dei creditori, fino alla temuta asta immobiliare.

L’istinto porta a cercare soluzioni tampone: chiedere un altro piccolo prestito per pagare una rata, utilizzare carte revolving in un pericoloso “valzer dei debiti”, o semplicemente smettere di rispondere al telefono. Ma queste strategie non fanno che peggiorare la situazione. Esiste però una strada diversa, una soluzione strutturata e prevista dallo Stato italiano, spesso ignorata o temuta: la Legge sul Sovraindebitamento (formalmente Legge 3/2012, oggi integrata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza).

E se la chiave non fosse continuare a lottare una battaglia persa contro i creditori, ma avviare un vero e proprio Progetto di Ripartenza? Questo non è un atto di resa, ma una mossa strategica che ti restituisce il controllo. La legge non è una formula magica, ma uno strumento potente che, se usato correttamente, permette di fermare le procedure esecutive, proporre un piano di pagamento sostenibile e, alla fine del percorso, cancellare la parte di debito che non puoi onorare (la cosiddetta “esdebitazione”). Non si tratta di “non pagare”, ma di pagare il giusto, in base alla propria situazione reale, sotto la tutela di un giudice.

Questo articolo è una guida pensata per chi si sente schiacciato dai debiti e non vede una via d’uscita. Analizzeremo passo dopo passo come funziona questo strumento, quali sono i segnali per capire se sei in una situazione di sovraindebitamento, quali debiti puoi effettivamente cancellare e come puoi, concretamente, salvare la tua casa e ripartire da zero. È il momento di smettere di subire e iniziare a pianificare il tuo futuro.

Per affrontare questo percorso con consapevolezza, è fondamentale comprendere i meccanismi, le opportunità e i passaggi concreti. La guida che segue è strutturata per fornirti una visione chiara e dettagliata di ogni aspetto della procedura, trasformando la paura in un piano d’azione.

Perché la procedura di esdebitazione può salvarti dal pignoramento della casa all’asta?

La paura più grande per chi è sommerso dai debiti è vedere la propria casa pignorata e venduta all’asta, spesso a un prezzo irrisorio che non riesce nemmeno a coprire l’intero debito. La procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento agisce come un vero e proprio scudo protettivo contro questo scenario. Il suo effetto più potente e immediato è la sospensione automatica di tutte le azioni esecutive e cautelari in corso. Questo significa che, dal momento in cui la domanda viene depositata in tribunale, i creditori non possono più avviare o proseguire pignoramenti, inclusa la vendita all’asta dell’immobile.

Questo meccanismo, come previsto dal nuovo Codice della Crisi (art. 70 CCII), non è una concessione, ma un diritto. Il giudice, una volta ricevuta l’istanza preparata con l’aiuto di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), emette un decreto che “congela” la situazione. Questo ti offre il tempo e la tranquillità necessari per ristrutturare il tuo debito senza l’assillo dell’asta imminente. Non stai più subendo passivamente le azioni dei creditori; stai prendendo tu l’iniziativa, proponendo una soluzione controllata e trasparente. Questo cambio di prospettiva è il primo passo del tuo Progetto di Ripartenza.

Per ottenere questo risultato, è essenziale agire con metodo e tempestività. L’intero processo non è un atto di magia, ma una sequenza di passaggi ben definiti che richiedono preparazione. Trasformare l’ansia in un piano d’azione è il modo più efficace per riprendere il controllo.

Il tuo piano d’azione: cronoprogramma dei 90 giorni per bloccare l’asta

  1. Giorni 1-15: Raccogli tutta la documentazione relativa ai tuoi debiti. Questo include contratti di mutuo e prestiti, estratti conto, solleciti di pagamento e atti di pignoramento.
  2. Giorni 16-25: Contatta un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) competente per il tuo territorio di residenza. Sarà il tuo principale alleato tecnico nella procedura.
  3. Giorni 26-40: Collabora attivamente con l’OCC per preparare il piano dettagliato e la relazione tecnica che spieghi le cause del tuo sovraindebitamento e la sostenibilità della tua proposta.
  4. Giorni 41-60: Deposita l’istanza completa presso il tribunale competente, includendo la richiesta formale di sospensione di tutte le procedure esecutive in corso.
  5. Giorni 61-90: Una volta ottenuto il decreto di sospensione dal giudice, monitora lo stato della procedura e preparati con il tuo consulente per l’udienza di omologazione del piano.

In sintesi, la legge non ti abbandona. Ti fornisce uno strumento legale potentissimo per fermare l’emorragia e mettere in sicurezza il tuo patrimonio più importante mentre lavori a una soluzione definitiva.

Come proporre al giudice un piano di rientro sostenibile tagliando il debito del 40%?

Il cuore della procedura di sovraindebitamento non è semplicemente chiedere più tempo, ma proporre un “piano del consumatore” o una “ristrutturazione dei debiti” che sia fondato su un principio di Sostenibilità Reale. L’obiettivo non è promettere ai creditori ciò che vogliono sentire, ma dimostrare al giudice cosa puoi realisticamente pagare, una volta coperte le spese essenziali per vivere dignitosamente. Questo spesso si traduce in una significativa riduzione dell’importo totale da restituire, noto come “stralcio” del debito.

Ma come si calcola un piano sostenibile? Si parte da un’analisi rigorosa del bilancio familiare: le entrate certe (stipendio, pensione) meno le uscite incomprimibili (affitto, bollette, spese alimentari, sanitarie). Ciò che rimane è la liquidità che puoi mettere a disposizione dei creditori. Se il tuo debito totale è di 100.000 € ma la tua capacità di rimborso su un periodo di 4-5 anni è di soli 40.000 €, il tuo piano proporrà di pagare quella cifra. I restanti 60.000 € verranno cancellati con l’omologa del giudice. Non è un’utopia: i dati ufficiali dimostrano che è la norma. Infatti, si registra una riduzione media del debito del 62% per le procedure di ristrutturazione, secondo il monitoraggio degli OCC del Ministero della Giustizia.

Mani che lavorano su calcolatrice con grafici finanziari e documenti sparsi sul tavolo

La forza di questo approccio risiede nella sua logica e trasparenza. Non stai chiedendo un favore, ma applicando un principio di legge che riconosce l’impossibilità di far fronte a un debito sproporzionato. La legge preferisce un pagamento parziale ma certo, piuttosto che una procedura esecutiva lunga, costosa e spesso infruttuosa per i creditori stessi. Un esempio concreto può chiarire la portata di questo strumento.

Caso di successo: stralcio del 70% del debito in Tribunale

Un libero professionista di Trieste, gravato da un debito di 420.000 euro principalmente con il Fisco, si trovava nell’impossibilità di continuare la propria attività. Attraverso la procedura di sovraindebitamento, ha presentato un piano basato sulla sua reale capacità contributiva. Il Tribunale ha omologato il piano, permettendogli di saldare la sua posizione versando una frazione del dovuto. Questo ha portato a una riduzione effettiva del debito di oltre il 70%, consentendogli di salvare la sua attività e ripartire senza il peso insostenibile del passato.

Proporre un piano sostenibile significa quindi trasformare un debito impagabile in un impegno gestibile, aprendo la strada all’esdebitazione e a un nuovo inizio finanziario.

I 5 segnali che indicano che stai scivolando nel sovraindebitamento prima che sia troppo tardi

Il sovraindebitamento non è un evento improvviso, ma un processo graduale, una discesa lenta che spesso non viene riconosciuta finché non è troppo tardi. Sentirsi in difficoltà non è una colpa; in Italia, oltre il 20% della popolazione vive una situazione di precarietà economica o rischio di esclusione sociale. Riconoscere i campanelli d’allarme è il primo passo per agire prima che la situazione diventi irreversibile. È un atto di consapevolezza, non di debolezza.

Molte persone tendono a minimizzare i primi segnali, sperando che la situazione si risolva da sola. Tuttavia, ignorare questi avvertimenti porta quasi sempre a un peggioramento della crisi. Ecco cinque indicatori chiari che ti segnalano che stai scivolando pericolosamente verso il sovraindebitamento e che è il momento di prendere il controllo strategico della situazione.

  • Segnale 1: Le rate mensili superano il 40% del reddito disponibile. Questa è considerata una soglia critica. Se più di un terzo delle tue entrate nette se ne va per pagare debiti, il tuo bilancio non ha più margine per imprevisti e la stabilità è a rischio.
  • Segnale 2: Utilizzi nuovo debito per pagare vecchio debito. Se ti ritrovi a usare una carta di credito revolving o a chiedere un piccolo prestito per pagare la rata del mutuo, sei entrato nel “valzer dei debiti”. È una spirale che aumenta i costi e non risolve il problema alla radice.
  • Segnale 3: Ignori o nascondi le lettere di messa in mora. L’istinto di non aprire le buste o di nasconderle è un forte segnale psicologico. Ricorda che dopo la messa in mora, il creditore può ottenere un decreto ingiuntivo in tempi brevi, aprendo la strada al pignoramento.
  • Segnale 4: Nascondi la situazione finanziaria al tuo partner o alla tua famiglia. La vergogna e la paura del giudizio portano a un isolamento finanziario. Questo non solo crea tensioni relazionali, ma ti impedisce di cercare aiuto e di avere una visione oggettiva del problema.
  • Segnale 5: Provi panico quando ricevi una telefonata da un numero sconosciuto. Lo stress generato dalla pressione costante delle società di recupero crediti è un sintomo fisico ed emotivo del sovraindebitamento. Vivere con questa ansia perenne non è sostenibile.

Ammettere di avere un problema è il primo, e più difficile, passo. Una volta fatto, si aprono strade concrete per risolverlo, trasformando una situazione di crisi in un’opportunità di ripartenza.

Quali debiti puoi scaricare con la Legge 3/2012 e quali invece restano a tuo carico?

Una delle domande più importanti per chi affronta un “Progetto di Ripartenza” è: “Quali dei miei debiti verranno effettivamente cancellati?”. La legge sul sovraindebitamento è molto potente, ma non è una spugna che cancella tutto indiscriminatamente. Esiste una distinzione fondamentale tra debiti falcidiabili (cioè riducibili o cancellabili) e debiti infalcidiabili (che devono essere pagati per intero).

La grande maggioranza dei debiti che tipicamente affliggono una famiglia o un piccolo imprenditore rientra nella prima categoria. Parliamo di mutui sulla casa, prestiti personali, finanziamenti per l’auto, scoperti di conto corrente e debiti accumulati con le carte revolving. Anche i debiti fiscali (come IRPEF, IVA, contributi INPS non pagati) e le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono, in linea di principio, falcidiabili. Questo è un punto cruciale, perché sfata il mito che i debiti con lo Stato siano intoccabili. La realtà, confermata da innumerevoli casi, è che anche l’Erario può subire un significativo taglio del credito.

Caso estremo: cancellazione di quasi 6 milioni di euro di debiti fiscali

Un debitore si trovava esposto per circa 6 milioni di euro verso l’Agenzia delle Entrate. Una cifra che sembrava impossibile da gestire. Attraverso una procedura di liquidazione controllata, è stata messa a disposizione dei creditori la somma ricavata dalla vendita di un immobile (150.000 euro) e una quota mensile del suo reddito. Al termine del percorso, il tribunale ha concesso l’esdebitazione, cancellando la totalità del debito residuo. Questo dimostra che, con gli strumenti giusti, anche le posizioni debitorie più complesse verso il Fisco possono essere risolte, come dimostrano le prassi consolidate dei tribunali italiani.

Esistono però alcune categorie di debiti che la legge tutela in modo particolare e che quindi non possono essere cancellati. Comprendere quali sono è essenziale per costruire un piano realistico. Il seguente schema riassume le principali differenze.

Debiti Cancellabili e Non Cancellabili nella Procedura
Debiti Falcidiabili (Cancellabili) Debiti Infalcidiabili (Non Cancellabili)
Mutui e prestiti bancari Obblighi alimentari al coniuge e ai figli
Carte revolving e finanziamenti al consumo Risarcimenti per danni da atto illecito extracontrattuale
Debiti con fornitori Debiti derivanti da reati o frode accertata
Debiti fiscali (IRPEF, IVA, INPS) e cartelle esattoriali Sanzioni pecuniarie di natura penale
Cessioni del quinto dello stipendio Le spese della procedura stessa (compenso OCC, avvocato)

Questa chiarezza permette di definire aspettative realistiche e di concentrare gli sforzi sulla ristrutturazione della stragrande maggioranza dei debiti che possono essere effettivamente gestiti e ridotti.

Quando conviene vendere tutto sotto il controllo del tribunale per ripartire da zero (Fresh Start)?

All’interno delle procedure di sovraindebitamento, accanto al piano di ristrutturazione, esiste un’opzione più radicale ma incredibilmente efficace in determinate situazioni: la liquidazione controllata del patrimonio. L’idea di “vendere tutto” può spaventare, ma è fondamentale capire che non si tratta di una svendita caotica subita passivamente. È, al contrario, un percorso ordinato e gestito dal tribunale che ha un obiettivo preciso: ottenere il cosiddetto “Fresh Start”, una ripartenza pulita e definitiva in tempi certi.

La liquidazione controllata conviene quando il debitore ha un reddito basso o assente e un patrimonio (esclusa la prima casa, se si tenta di salvarla con un piano) che non è strategico o che è già a rischio di pignoramento. Invece di subire anni di aste infruttuose, si sceglie di mettere a disposizione questi beni (un secondo immobile, un’auto di lusso, etc.) per soddisfare, per quanto possibile, i creditori. Un liquidatore nominato dal giudice gestirà la vendita in modo trasparente, cercando di massimizzarne il valore. Il vantaggio enorme? La legge stabilisce che, trascorsi tre anni dall’apertura della liquidazione, il debitore ha diritto all’esdebitazione, cioè alla cancellazione di tutti i debiti residui, indipendentemente da quanto si è riusciti a pagare. È una liberazione totale e automatica.

Persona che guarda l'orizzonte da una finestra luminosa, simboleggiando un nuovo inizio

La scelta tra un piano di rientro e la liquidazione controllata è strategica e dipende dal profilo del debitore.

  • Il piano di rientro è ideale per chi ha un reddito stabile (come un dipendente o un pensionato) e vuole proteggere il proprio patrimonio, in particolare la prima casa. La durata è solitamente tra i 4 e i 7 anni.
  • La liquidazione controllata è la scelta vincente per chi ha un reddito precario o nullo e un patrimonio non essenziale. Offre una via d’uscita rapida (3 anni per legge) e definitiva, garantendo una vera e propria tabula rasa.

Questa opzione trasforma la crisi in un’opportunità di chiudere per sempre con il passato e ricostruire il proprio futuro su basi nuove e solide.

Invece di vederla come una perdita, la liquidazione controllata dovrebbe essere considerata per quello che è: la via più rapida e certa per ottenere una seconda possibilità, liberandosi per sempre dal peso dei debiti.

Cosa comporta finire nella “black list” dei cattivi pagatori e per quanto tempo ci rimani?

Una delle conseguenze più temute del non riuscire a pagare le rate è la segnalazione nelle banche dati dei Sistemi di Informazione Creditizia (SIC), come CRIF, Experian e CTC. Finire in questa “black list” come “cattivo pagatore” comporta l’impossibilità di accedere a nuovo credito: niente più finanziamenti, carte di credito e, in molti casi, nemmeno l’apertura di un nuovo conto corrente. Questa condizione può creare un forte senso di esclusione finanziaria e sociale.

È importante, però, fare chiarezza. La segnalazione non è una condanna a vita. Il Garante della Privacy ha stabilito delle regole precise sui tempi di conservazione dei dati, che variano a seconda della gravità dell’inadempienza. Per esempio, un ritardo nel pagamento di una o due rate viene conservato per 12 mesi, mentre morosità più gravi possono rimanere visibili fino a 36 mesi dalla data di estinzione del rapporto. Contrariamente a quanto si possa pensare, l’avvio di una procedura di sovraindebitamento non è visto negativamente. Anzi, viene segnalato nei SIC ma spesso interpretato dagli istituti di credito come un tentativo proattivo e trasparente di risolvere la propria situazione debitoria. È un segnale di responsabilità, non di inaffidabilità.

Il vero beneficio si ottiene al termine del percorso. Una volta ottenuta l’esdebitazione dal tribunale, si ha diritto alla cancellazione di tutte le segnalazioni negative relative ai debiti che sono stati oggetto della procedura. Questo significa che, alla fine del piano o della liquidazione, il tuo “curriculum creditizio” torna pulito. Sei di nuovo “bancabile” e puoi ripartire da zero, senza che gli errori del passato ti perseguitino. La crescente normalizzazione di questo percorso è testimoniata dal fatto che, negli ultimi 7 anni, le richieste agli Organismi di Composizione della Crisi sono quadruplicate.

La tabella seguente riassume i tempi di permanenza nelle banche dati creditizie, per darti un quadro chiaro e demistificare molte paure ingiustificate.

Tempi di cancellazione dai Sistemi di Informazione Creditizia (SIC)
Tipo di Segnalazione Tempo di Conservazione Database Principali
Ritardo pagamento 1-2 rate (poi sanato) 12 mesi dalla regolarizzazione CRIF, Experian, CTC
Morosità gravi (3+ rate o sofferenze) 36 mesi dalla data di estinzione del rapporto CRIF, Experian, CTC
Debiti in sofferenza poi estinti 12 mesi dalla data di estinzione Tutti i SIC
Procedura di sovraindebitamento avviata Segnalata per la durata della procedura CRIF principalmente
Esdebitazione ottenuta con successo Diritto alla cancellazione dopo la chiusura Tutti i database

L’esdebitazione, quindi, non solo cancella i debiti, ma riabilita completamente il debitore di fronte al sistema creditizio, offrendo una seconda possibilità reale e concreta.

L’errore di pensare di liberare casa in 3 mesi: la realtà dei tempi della giustizia civile

Quando si riceve un atto di pignoramento, il panico porta spesso a pensare che la perdita della casa sia una questione di poche settimane. Questa percezione è alimentata da un’ansia comprensibile, ma è lontana dalla realtà dei fatti. Il sistema della giustizia civile italiana, pur con tutti i suoi limiti, ha tempi tecnici incompressibili che, paradossalmente, giocano a favore del debitore che decide di agire in modo strategico.

Un’esecuzione immobiliare non è un processo lampo. Dalla notifica del pignoramento alla prima data d’asta possono passare molti mesi, se non anni. Un’analisi del sistema creditizio italiano ha mostrato come, in passato, le procedure esecutive immobiliari superassero i 4-5 anni di durata media. Anche con le recenti riforme volte a velocizzare i processi, i tempi rimangono significativi. Questo “tempo morto” non deve essere vissuto passivamente, ma sfruttato attivamente. È la finestra temporale strategica all’interno della quale si può e si deve costruire il proprio “Progetto di Ripartenza” attraverso la legge sul sovraindebitamento.

Pensare di dover trovare una soluzione in 90 giorni è un errore che genera solo paralisi. La realtà è che hai un margine di tempo considerevole per raccogliere la documentazione, rivolgerti a un OCC, preparare un piano ben strutturato e depositarlo in tribunale prima che l’asta venga effettivamente celebrata. Come abbiamo visto, il semplice deposito dell’istanza ha l’effetto di bloccare la procedura esecutiva. Pertanto, la lentezza della giustizia, che normalmente è un problema, si trasforma in un’opportunità tattica. L’importante è non aspettare l’ultimo momento.

La finestra temporale come strumento strategico

Le procedure di sovraindebitamento diventano uno strumento efficacissimo proprio perché si inseriscono nei lunghi tempi delle esecuzioni immobiliari. Sfruttare questo intervallo permette non solo di sospendere temporaneamente l’asta, ma, una volta che il piano viene omologato dal giudice, di bloccarla definitivamente. Il debito relativo al mutuo viene ristrutturato all’interno del piano, e l’ipoteca sulla casa può essere cancellata, mettendo l’immobile in sicurezza in modo permanente.

Invece di temere il tempo, usalo come il tuo più grande alleato. Ogni giorno che passa è un giorno in più che hai per costruire la tua via d’uscita e riprendere il controllo del tuo futuro.

Punti chiave da ricordare

  • La Legge 3/2012 (Codice della Crisi) è uno strumento legale che permette di bloccare le aste immobiliari e le azioni di pignoramento.
  • L’obiettivo non è solo pagare, ma presentare un piano di rientro basato sulla propria reale sostenibilità, con la possibilità di tagliare significativamente il debito.
  • Affrontare il sovraindebitamento non è una resa, ma un “Progetto di Ripartenza” che ti restituisce il controllo strategico sulla tua vita finanziaria.

Come analizzare il bilancio familiare per trovare 5.000 € di liquidità nascosta in un anno?

Prima di rivolgersi a un avvocato o a un OCC, il primo passo, il più importante e potente, puoi farlo tu stesso, a casa tua: analizzare in modo onesto e rigoroso il tuo bilancio familiare. Questo non è solo un esercizio contabile, ma il fondamento del tuo intero “Progetto di Ripartenza”. È da qui che emerge la consapevolezza della tua situazione e, soprattutto, la base per costruire un piano di rientro credibile e sostenibile.

Spesso, nel bilancio di una famiglia italiana media si nascondono sacche di spesa o inefficienze che, se ottimizzate, possono liberare liquidità inaspettata. L’obiettivo non è fare sacrifici impossibili, ma razionalizzare. Trovare 400-500 euro al mese di risparmi può sembrare un miraggio, ma spesso è più fattibile di quanto si pensi e può portare a liberare oltre 5.000 € in un anno. Ecco alcune strategie concrete, specifiche per il contesto italiano:

  • Rinegoziare le utenze: Con la fine del mercato tutelato per luce e gas, confrontare le offerte sul mercato libero può portare a un risparmio medio di oltre 200 € all’anno.
  • Ottimizzare i piccoli affitti: Se possiedi un piccolo immobile locato, verifica se stai applicando il regime fiscale più vantaggioso, come la cedolare secca, che può ridurre il prelievo fiscale in modo significativo.
  • Consolidare i piccoli debiti: Se hai più finanziamenti o carte revolving, valuta di consolidarli in un’unica rata. Questo può ridurre l’esborso mensile del 20-30%, liberando liquidità immediata.
  • Tagliare gli abbonamenti superflui: Fai un inventario onesto di tutti i servizi in abbonamento (piattaforme streaming, palestre, riviste, app). Spesso si scoprono decine, se non centinaia, di euro spesi ogni mese per servizi poco utilizzati.
  • Applicare il budget a base zero: Invece di partire dalle spese, parti dal tuo reddito netto e assegna ogni euro a una categoria di spesa, dando priorità a quelle incomprimibili. Questo metodo ti costringe a giustificare ogni uscita.

Questa analisi è fondamentale anche per capire quale sarà la quota di reddito protetta dalla legge. La giurisprudenza, infatti, riconosce una soglia di sussistenza impignorabile, ovvero una parte del tuo reddito che non può essere toccata per garantire a te e alla tua famiglia di vivere dignitosamente. Questa soglia, pur variando da tribunale a tribunale, si attesta spesso intorno agli 800-900 euro mensili. Tutto ciò che guadagni oltre questa cifra, al netto delle spese essenziali, è ciò che potrai offrire ai creditori nel tuo piano.

Questo esercizio di analisi non è solo un compito, ma è il primo passo per riprendere il controllo. Approfondire come analizzare il proprio bilancio familiare ti darà la base solida su cui costruire tutto il resto.

Una volta che avrai un quadro chiaro della tua reale capacità finanziaria, sarai pronto a trasformare questa analisi in un piano d’azione legale e sostenibile. Il passo successivo, a quel punto, sarà presentare questi dati a un gestore della crisi qualificato per avviare la procedura e riconquistare la tua serenità.

Domande frequenti sulla cancellazione dei debiti

Chi può accedere alla Legge 3/2012 (ora Codice della Crisi)?

Possono accedere tutti i soggetti “non fallibili”: consumatori, famiglie, piccoli imprenditori sotto una certa soglia di fatturato, professionisti, startup innovative e aziende agricole. In pratica, chiunque non possa accedere alle tradizionali procedure fallimentari.

Quanto costa avviare una procedura di sovraindebitamento?

I costi principali sono due: il compenso per l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che è stabilito da tariffe ministeriali e dipende dall’ammontare del debito e del patrimonio, e l’onorario per l’avvocato che ti assiste. È importante sapere che queste spese sono “prededucibili”, ovvero vengono pagate in via prioritaria all’interno della procedura stessa.

Perdo il mio stipendio o la mia pensione durante la procedura?

No. La legge protegge una parte del tuo reddito necessaria per vivere dignitosamente. Solo la parte eccedente questa soglia di sussistenza, decisa dal giudice, verrà messa a disposizione dei creditori all’interno del piano di rientro o della liquidazione.

Scritto da Elena Ricci, Avvocato Civilista esperta in diritto immobiliare e successorio, con particolare focus sulla tutela del patrimonio e contrattualistica. Da 14 anni assiste famiglie nella gestione di eredità complesse e compravendite sicure.