Pubblicato il Maggio 18, 2024

Contrariamente a quanto si crede, dividere il patrimonio immobiliare in “parti uguali” tra i figli non garantisce la pace, ma spesso la distrugge, bloccando i beni in contenziosi pluriennali.

  • La comunione forzata su un immobile indivisibile crea uno stallo decisionale che ne erode il valore.
  • Strumenti come la donazione della nuda proprietà, la polizza vita o la società semplice permettono un’assegnazione mirata dei beni, più equa dell’uguaglianza matematica.

Raccomandazione: Sostituire il principio di “uguaglianza” con quello di “equità”, pianificando attivamente la successione per assegnare a ciascun erede ciò che valorizza di più (l’immobile, la liquidità, l’azienda), anziché una frazione ingestibile di tutto.

La gestione di un patrimonio, soprattutto se composto da immobili, rappresenta uno degli atti di maggior responsabilità per un capofamiglia. L’obiettivo non è solo la conservazione del valore economico, ma la tutela di un bene ancora più prezioso: l’armonia familiare. Molti credono, in buona fede, che la soluzione più giusta sia lasciare tutto “in parti uguali” ai propri figli. Si affidano al testamento o, peggio, all’inerzia, confidando che la legge dividerà equamente il patrimonio. Eppure, è proprio questa la strada che, con desolante frequenza, conduce alla cristallizzazione dei conflitti, trasformando gli eredi in avversari e gli immobili di famiglia in campi di battaglia legali.

La pianificazione successoria non è un semplice atto burocratico; è un’opera di ingegneria familiare e patrimoniale. Richiede la capacità di guardare oltre l’uguaglianza matematica per abbracciare un concetto più evoluto: l’equità. Equità significa comprendere le diverse esigenze, aspirazioni e capacità dei propri figli. Significa riconoscere che un immobile non ha lo stesso valore funzionale per tutti: per un figlio può essere il tetto desiderato, per un altro un onere finanziario, per un terzo una fonte di liquidità necessaria. Lasciare una quota indivisa di un bene a chi non lo desidera o non può gestirlo è il seme di future discordie.

Questo articolo non si limiterà a elencare gli strumenti giuridici a disposizione. Guidati da una prospettiva previdente, esploreremo come utilizzare questi strumenti in modo strategico. L’angolo visuale che adotteremo è contro-intuitivo: la vera tutela del patrimonio e della famiglia non risiede nella divisione paritaria, ma nell’assegnazione mirata. Dimostreremo come donazioni, polizze, società e patti di famiglia possano essere orchestrati non per dividere, ma per attribuire con saggezza, prevenendo le cause di divisione giudiziale che distruggono ricchezza e legami.

In questa analisi approfondita, affronteremo le soluzioni più efficaci per governare il passaggio generazionale, assicurando che la vostra eredità sia un fondamento per il futuro dei vostri cari, non una fonte di amarezza e contenzioso.

Sommario: Pianificazione Ereditaria: Strategie per Evitare Conflitti Immobiliari

Perché donare in vita la nuda proprietà può abbattere le tasse di successione del 50%?

La donazione con riserva di usufrutto è uno degli strumenti di ingegneria successoria più potenti e, al contempo, più sottovalutati. Il suo meccanismo è tanto semplice quanto efficace: il genitore (donante) trasferisce la proprietà dell’immobile (“nuda proprietà”) ai figli, ma ne conserva il diritto di goderne per tutta la vita (usufrutto). Questo significa poter continuare a vivere nell’abitazione o percepirne i canoni di locazione. Il vantaggio fiscale non è un dettaglio, ma il cuore della strategia. L’imposta di donazione non si calcola sul valore di mercato totale dell’immobile, ma solo sul valore della nuda proprietà. Tale valore è determinato da coefficienti ministeriali che dipendono dall’età dell’usufruttuario: più giovane è il donante, minore sarà il valore imponibile.

Alla morte del genitore-usufruttuario, l’usufrutto si “consolida” con la nuda proprietà, e i figli diventano pieni proprietari dell’immobile senza dover pagare alcuna imposta di successione su quel bene. L’immobile, infatti, è già uscito dall’asse ereditario al momento della donazione. Questo meccanismo permette di anticipare e pianificare la tassazione, sfruttando un calcolo più vantaggioso e azzerando di fatto l’imposta futura. L’operazione, se ben strutturata, può portare a un risparmio fiscale complessivo che supera ampiamente il 50% rispetto a un trasferimento che avviene unicamente per via testamentaria o legittima.

Esempio pratico di risparmio fiscale

Consideriamo un genitore di 60 anni che dona la nuda proprietà di un immobile del valore di 400.000€ ai figli, mantenendo per sé l’usufrutto vitalizio. In base ai coefficienti ministeriali, a quell’età il valore della nuda proprietà si attesta intorno al 60% del valore pieno. Pertanto, l’imposta di donazione (scontata la franchigia) si calcolerà solo su un valore di circa 240.000€. Al momento del decesso del donante, l’immobile non cadrà in successione e non vi saranno ulteriori imposte da versare su di esso. Se lo stesso immobile fosse stato trasferito tramite successione, l’imposta si sarebbe calcolata sul valore pieno, risultando significativamente più onerosa.

È fondamentale, tuttavia, procedere con cautela. La donazione può essere soggetta ad azione di riduzione da parte degli eredi legittimari lesi nella loro quota di legittima, se non pianificata correttamente. Pertanto, è un’operazione che richiede l’assistenza di un professionista per valutare l’intero asse ereditario e garantire l’equilibrio tra tutti gli eredi.

Polizza vita o testamento: quale strumento tutela meglio il convivente non sposato?

La tutela del convivente di fatto rappresenta una delle sfide più delicate della pianificazione successoria moderna. In assenza di un vincolo matrimoniale, il partner superstite non è considerato un erede legittimo e, pertanto, non ha diritti automatici sul patrimonio del defunto, se non quelli minimi garantiti dalla legge. Infatti, secondo quanto stabilito dalla Legge 76/2016 (Legge Cirinnà), al convivente spetta il diritto di abitazione nella casa familiare per un periodo limitato, ma nessuna quota del patrimonio. Affidarsi a un testamento per tutelarlo è una soluzione possibile, ma espone il lascito a due rischi concreti: l’impugnazione da parte degli eredi legittimari (figli, genitori) e il pagamento di una pesante imposta di successione dell’8%, senza franchigie significative.

In questo scenario, la polizza vita emerge come uno strumento di protezione straordinariamente più efficace e blindato. Le somme liquidate tramite una polizza vita, infatti, non rientrano nell’asse ereditario. Questo ha due conseguenze di capitale importanza: primo, tali somme non sono soggette all’imposta di successione; secondo, non possono essere aggredite dagli eredi legittimari tramite l’azione di riduzione, salvo casi eccezionali di premi palesemente sproporzionati rispetto al patrimonio del defunto. La polizza consente di destinare una liquidità, anche ingente, al convivente beneficiario in modo rapido, riservato e fiscalmente efficiente, garantendogli un sostegno economico immediato al di fuori delle complesse e lunghe procedure di successione.

Coppia convivente italiana che esamina documenti di pianificazione patrimoniale

La scelta tra i due strumenti dipende dall’obiettivo: se si vuole lasciare un bene specifico (come un immobile), il testamento è l’unica via, con tutti i rischi annessi. Se l’obiettivo è garantire sicurezza economica e liquidità immediata, la polizza vita è ineguagliabile. Un’analisi comparata chiarisce le differenze strategiche.

Confronto tra Polizza Vita e Testamento per la Tutela del Convivente
Aspetto Polizza Vita Testamento
Esclusa dall’asse ereditario No
Soggetta ad azione di riduzione No (salvo premi eccessivi)
Liquidità immediata No (tempi successione)
Imposta di successione Esente 8% oltre franchigia
Contestabile da eredi legittimari Difficilmente Facilmente

Quando conviene conferire gli immobili in una società semplice per gestire l’eredità?

Quando il patrimonio non si limita a uno o due immobili, ma si configura come un portafoglio complesso con destinazioni d’uso diverse (residenziali, commerciali, terreni), la tradizionale comunione ereditaria si trasforma da soluzione a problema. Ogni decisione, dalla manutenzione straordinaria alla vendita, richiede l’unanimità dei consensi, un obiettivo spesso irraggiungibile tra eredi con visioni e necessità divergenti. In questi scenari, la costituzione di una società semplice immobiliare rappresenta una soluzione di gestione patrimoniale di livello superiore, pensata per prevenire lo stallo e professionalizzare l’amministrazione dei beni.

Il principio è trasferire la proprietà degli immobili dal singolo individuo alla società. Gli eredi non possiedono più frazioni di immobili, ma quote della società. Questo cambio di paradigma è fondamentale: il patrimonio viene “spersonalizzato”, e la sua gestione viene disciplinata non più dalle rigide e conflittuali norme sulla comunione, ma dalle regole flessibili e personalizzabili dello statuto societario. È lo statuto, redatto con perizia notarile, a diventare la “costituzione” della famiglia per la gestione dei beni. Può prevedere chi amministra, con quali poteri, quali maggioranze sono necessarie per vendere un bene, e, soprattutto, meccanismi chiari per l’uscita di un socio che desidera liquidare la propria parte senza bloccare l’intero patrimonio.

Profilo ideale per la costituzione di una società semplice

La società semplice diventa una scelta strategica quando il patrimonio immobiliare supera i 3-4 immobili, per un valore complessivo che giustifichi i costi di gestione. Un caso emblematico è una famiglia con 5 immobili del valore di 2 milioni di euro e 3 figli con interessi diversi. Conferendo i beni in una società semplice, il genitore può distribuire le quote e nominare un amministratore (anche un figlio o un professionista esterno). Lo statuto può prevedere che un figlio desideroso di liquidità possa vendere le sue quote agli altri fratelli (diritto di prelazione) a un prezzo determinato da criteri oggettivi, senza costringere tutti a una vendita forzata. I costi di gestione annuali (circa 3.000-5.000€) sono un investimento per prevenire contenziosi giudiziali dal costo e dalla durata ben superiori.

La società semplice non è una soluzione per tutti, ma per patrimoni significativi diventa lo strumento per eccellenza per passare da una gestione emotiva a una gestione razionale, garantendo continuità e flessibilità nel tempo.

Vostro piano d’azione: Elementi chiave dello statuto per una successione serena

  1. Definire clausole di prelazione per l’acquisto delle quote tra i soci in caso un erede voglia vendere.
  2. Stabilire meccanismi di gradimento per regolare l’ingresso di eventuali soci esterni (es. coniugi degli eredi).
  3. Prevedere modalità chiare di liquidazione della quota per l’erede che non desidera rimanere nella società.
  4. Fissare maggioranze qualificate per le decisioni straordinarie, come la vendita degli immobili principali.
  5. Inserire clausole di arbitrato per risolvere rapidamente eventuali conflitti interni senza ricorrere al tribunale.

L’errore di lasciare tutto “in parti uguali” che blocca la vendita della casa per anni

Nel diritto e nella percezione comune, “uguaglianza” è un termine rassicurante. Nella pratica della successione immobiliare, è spesso una condanna. L’errore capitale che un genitore previdente deve evitare è cadere nella trappola mentale per cui lasciare un immobile “in parti uguali” a più figli sia la scelta più equa. Quando un bene è indivisibile, come una casa, la comunione ereditaria forzosa che ne deriva è la principale causa di stallo e conflitto. Se un figlio vuole vendere, un altro vuole abitarci e un terzo vuole affittare, si genera una paralisi decisionale. Nessuno può imporre la propria volontà e l’immobile rimane bloccato, degradandosi e perdendo valore, mentre i rapporti familiari si incrinano irrimediabilmente.

Questa situazione non è un’ipotesi remota, ma una realtà documentata. Quando il disaccordo diventa insanabile, l’unica via d’uscita è il tribunale, attraverso una causa di divisione giudiziale. Questo percorso è devastante sia economicamente che emotivamente. Le statistiche sono impietose: le cause di divisione ereditaria in Italia hanno tempi medi di risoluzione superiori a 5 anni e spesso si concludono con la vendita all’asta dell’immobile. In questo scenario, il bene viene svenduto a un prezzo che può essere inferiore del 30-40% rispetto al suo valore di mercato, a cui si aggiungono ingenti spese legali. L’uguaglianza teorica si trasforma in una perdita netta per tutti.

Rappresentazione simbolica della divisione ereditaria di una casa tra eredi

La vera equità non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno o che può gestire meglio. La pianificazione strategica deve partire da un’analisi onesta delle dinamiche familiari. È necessario porsi le domande giuste: chi è realmente interessato a mantenere la casa di famiglia? Chi, invece, preferirebbe ricevere liquidità? Chi ha le capacità economiche per sostenerne i costi? Una conversazione aperta, guidata dal genitore finché è in vita, può far emergere queste preferenze e gettare le basi per un’assegnazione mirata. Si potrebbe, ad esempio, lasciare l’immobile al figlio che desidera abitarlo, compensando gli altri con beni di valore equivalente (denaro, altri immobili, quote societarie) attraverso un “assegno divisionale qualificato” inserito nel testamento. Questa non è una preferenza, ma una scelta di saggezza che previene la distruzione di valore e di legami.

Come stimare correttamente i gioielli e le opere d’arte per una divisione equa tra eredi?

Accanto agli immobili, i beni mobili di valore come gioielli, orologi, opere d’arte e oggetti d’antiquariato rappresentano un altro terreno fertile per i conflitti ereditari. A differenza di un conto corrente, il loro valore non è oggettivo, ma soggetto a perizie, fluttuazioni di mercato e, soprattutto, a un’enorme carica affettiva. Un anello donato dalla madre o un quadro appeso in salotto per decenni non sono semplici oggetti, ma catalizzatori di memorie e simboli di affetto, la cui assegnazione può essere percepita come un metro dell’amore genitoriale. Una stima errata o una divisione casuale può generare recriminazioni e sospetti che durano una vita.

La strategia per una divisione equa di questi beni si fonda su due pilastri: oggettività e trasparenza. Il primo passo inderogabile è la creazione di un “passaporto” per ogni bene significativo. Questo non è un documento formale, ma un fascicolo che ne attesta in modo inconfutabile il valore e l’autenticità. Tale dossier dovrebbe essere preparato dal genitore in vita, per evitare che siano gli eredi, in un momento di dolore e potenziale conflitto, a doversene occupare.

  • Perizia giurata recente: Commissionata a un esperto qualificato e iscritta all’albo del tribunale, non più vecchia di due anni.
  • Certificato di autenticità: Per le opere d’arte, è essenziale l’expertise di una fondazione o di un archivio riconosciuto.
  • Documentazione di provenienza: Ricevute d’acquisto, passaggi di proprietà, pubblicazioni su cataloghi.
  • Certificazioni gemmologiche: Per i gioielli importanti, un certificato emesso da un istituto internazionale (come GIA o IGI) è fondamentale.
  • Conservazione sicura: Tutta la documentazione va conservata in formato digitale e cartaceo, idealmente depositata presso un notaio di fiducia.

Anche con stime oggettive, il valore affettivo può rendere impossibile una divisione. In questi casi, soluzioni creative possono preservare l’armonia.

Il sistema di rotazione per beni di alto valore affettivo

Una famiglia con tre eredi e un quadro di grande valore (stimato 100.000€), a cui tutti erano legati, ha evitato il conflitto adottando un sistema di custodia a rotazione. Tramite un patto scritto tra gli eredi, il quadro viene custodito a turno da ciascuno per 12 mesi, con il passaggio che avviene ogni anno in una data simbolica. È stata stipulata un’assicurazione congiunta e, per placare il desiderio di possesso, sono state realizzate tre riproduzioni certificate di altissima qualità. Il patto prevede inoltre un diritto di prelazione reciproco, nel caso un erede decidesse in futuro di vendere la propria quota ideale del bene.

Patto di famiglia: come trasferire l’azienda al figlio “capace” liquidando gli altri?

La successione d’impresa è il capitolo più complesso e rischioso del passaggio generazionale. Un’azienda non è un bene inerte; è un organismo vivente che richiede competenza, visione e dedizione. Lasciare l’azienda in comunione ereditaria a tutti i figli, compresi quelli non interessati o non idonei alla gestione, equivale a programmarne il declino. Per rispondere a questa esigenza critica, il legislatore ha introdotto il patto di famiglia, un contratto plurilaterale che consente all’imprenditore di trasferire, ancora in vita, l’azienda (o le quote societarie) a uno o più discendenti scelti, liquidando contestualmente i diritti degli altri legittimari (i figli non assegnatari).

Con il patto di famiglia, l’imprenditore assegna l’azienda al figlio ritenuto più capace di garantirne la continuità. Questo figlio “assegnatario” ha l’obbligo di liquidare gli altri fratelli con una somma di denaro o altri beni (ad esempio immobili) di valore corrispondente alla loro quota di legittima sull’azienda. Il vantaggio fondamentale è che, una volta firmato il patto davanti a un notaio con la partecipazione di tutti i legittimari, quanto ricevuto da questi ultimi non potrà più essere messo in discussione alla morte dell’imprenditore. Si tratta di una cristallizzazione definitiva degli accordi, che blinda il passaggio generazionale da future azioni di riduzione o collazione. Questo strumento permette di separare la proprietà dell’azienda dalla gestione, garantendo stabilità all’impresa e un’equa compensazione economica a tutti i figli.

Tuttavia, il successo di un patto di famiglia non è solo una questione legale, ma soprattutto di comunicazione. L’imprenditore deve agire come un leader, non come un monarca, guidando la famiglia attraverso un processo trasparente e condiviso per evitare che la scelta venga percepita come un favoritismo.

  1. Incontro preliminare informale: L’imprenditore espone a tutti i figli, senza formalità, la sua intenzione di assicurare il futuro dell’azienda e le ragioni della scelta.
  2. Valutazione oggettiva: Coinvolgere un consulente terzo e indipendente per una perizia del valore dell’azienda, che sarà la base per il calcolo delle quote di liquidazione.
  3. Presentazione dei dati: In una riunione congiunta, il perito illustra la valutazione a tutti, garantendo massima trasparenza sui numeri.
  4. Discussione delle modalità: Si discutono apertamente le opzioni per la liquidazione degli altri figli: denaro, immobili, pagamento rateizzato, etc.
  5. Consulenza notarile congiunta: Il notaio spiega a tutti le implicazioni legali e fiscali del patto, rispondendo ai dubbi di ciascuno.
  6. Riflessione: Viene concessa a tutti una pausa di riflessione di almeno 30 giorni prima della firma, per metabolizzare l’accordo.

Perché vendere la nuda proprietà riduce drasticamente le tasse che pagheranno i tuoi figli?

Esiste una strategia di pianificazione patrimoniale radicale, ma di straordinaria efficacia, che permette di azzerare quasi completamente le imposte di successione e, al contempo, fornire liquidità immediata al genitore: la vendita della nuda proprietà. A differenza della donazione, in questo caso il genitore non regala, ma vende la nuda proprietà del proprio immobile a un terzo acquirente, mantenendo per sé il diritto di usufrutto vitalizio. In pratica, il genitore incassa subito una somma significativa (il valore della nuda proprietà) e continua a vivere nella sua casa fino al decesso, momento in cui l’acquirente ne diventerà pieno proprietario.

Dal punto di vista della successione, l’effetto è dirompente. L’immobile, essendo stato venduto, esce completamente dall’asse ereditario. Di conseguenza, i figli non dovranno pagare alcuna imposta di successione su quel bene. Il patrimonio che andrà in successione sarà costituito dalla liquidità ottenuta dalla vendita. Questa liquidità, tuttavia, può essere spesa dal genitore in vita per le proprie esigenze (assistenza, viaggi, piaceri) o trasferita gradualmente ai figli attraverso donazioni che sfruttano le franchigie periodiche, abbattendo ulteriormente o azzerando il carico fiscale finale. È una soluzione ideale per chi possiede un immobile di valore ma ha bisogno di liquidità per mantenere un alto tenore di vita in età avanzata, e vuole al contempo massimizzare il patrimonio netto che lascerà ai figli.

Il confronto con la successione tradizionale evidenzia un risparmio fiscale netto per gli eredi.

Confronto Vendita Nuda Proprietà vs. Successione Tradizionale
Aspetto Vendita Nuda Proprietà (Genitore di 75 anni) Successione Tradizionale
Valore immobile 500.000€ 500.000€
Liquidità immediata per l’anziano Circa 250.000€ subito Nessuna
Patrimonio tassabile in successione 0€ (sull’immobile) 500.000€
Imposte successione figli (indicative) 0€ Circa 20.000€ (su 500k € per 1 figlio)
Diritto di abitazione a vita Mantenuto N/A

Questa strategia è ulteriormente potenziata dalle recenti riforme fiscali. Come nota una fonte autorevole in materia:

L’abolizione del coacervo dal 1° gennaio 2025 consente di beneficiare separatamente delle franchigie per donazioni e successioni, raddoppiando di fatto l’importo trasferibile in esenzione fiscale.

– Decreto Legislativo 139/2024, Riforma fiscale successioni e donazioni

Da ricordare

  • L’errore più grande è confondere “uguaglianza” (parti uguali) con “equità” (assegnazione mirata), fonte primaria di liti su immobili indivisibili.
  • Strumenti come la donazione della nuda proprietà, il patto di famiglia o la società semplice non sono solo ottimizzazioni fiscali, ma meccanismi per prevenire i conflitti.
  • La comunicazione proattiva e la stesura di documenti chiari (testamento, statuti, lettere morali) sono importanti quanto la scelta dello strumento legale per garantire una successione serena.

Come redigere un testamento olografo valido per evitare che i figli litighino in tribunale per anni?

Il testamento olografo è lo strumento di pianificazione successoria più accessibile: un foglio di carta e una penna. Ma la sua semplicità è anche la sua più grande debolezza. Un testamento redatto con leggerezza, senza rispettare i requisiti formali o usando formulazioni ambigue, non è un atto di previdenza, ma una vera e propria “bomba a orologeria” per i rapporti familiari. Un vizio di forma o una disposizione poco chiara possono renderlo nullo o facilmente impugnabile, aprendo la strada a contenziosi che durano anni e dilapidano il patrimonio che si voleva proteggere.

Per essere valido e inattaccabile, il testamento olografo deve rispettare inderogabilmente tre requisiti formali, la cui assenza ne determina la nullità assoluta. Oltre a questi, esistono delle best practice redazionali che ne aumentano la “tenuta” in caso di contestazioni.

  • Autografia: Deve essere scritto interamente e unicamente a mano dal testatore. L’uso di computer, macchina da scrivere o l’aiuto della mano di un’altra persona, anche solo per una parola, lo rende nullo.
  • Data Completa: Deve riportare giorno, mese e anno. La data è essenziale per stabilire quale, tra più testamenti, sia l’ultimo e quindi il valido. Una data incompleta o impossibile (es. “30 febbraio”) può essere causa di annullabilità.
  • Sottoscrizione: La firma, con nome e cognome, deve essere apposta alla fine di tutte le disposizioni. È il sigillo che chiude e convalida le volontà espresse.
  • Chiarezza Espositiva: È cruciale usare formule precise per evitare ogni ambiguità. Invece di “lascio la casa a Marco”, è bene scrivere “Lego a mio figlio Marco Rossi, nato il…, C.F. …, l’immobile sito in…, via…, identificato al catasto al foglio…, particella…, sub…”. Questa precisione previene dubbi sull’identità del beneficiario e del bene.

Tuttavia, un testamento tecnicamente perfetto può non essere sufficiente a prevenire i risentimenti. Spiegare le proprie scelte è un atto di amore e di intelligenza emotiva che può disinnescare i conflitti prima che nascano.

L’importanza della lettera di accompagnamento morale al testamento

Un imprenditore lombardo, consapevole delle potenziali tensioni, ha allegato al suo testamento olografo una lettera personale, senza valore legale, indirizzata ai figli. In questa lettera, spiegava con parole affettuose le ragioni delle sue disposizioni: perché aveva lasciato l’azienda al figlio che vi lavorava da vent’anni, garantendone la continuità, e come aveva compensato l’altra figlia con immobili di pari valore per garantirle sicurezza economica. La lettera non era un documento legale, ma una comunicazione emotiva che contestualizzava le sue scelte come atti di amore e di pragmatismo, non di preferenza. Questo gesto si è rivelato decisivo: i figli, comprendendo la logica e l’affetto dietro le decisioni del padre, hanno accettato serenamente le sue volontà, evitando ogni forma di contenzioso.

Un testamento non è solo un atto giuridico, ma l’ultimo messaggio di un genitore. Padroneggiare l'arte di redigere un testamento olografo a prova di conflitto è il culmine di una pianificazione successoria davvero previdente.

Per mettere in pratica queste strategie e ottenere un’analisi personalizzata della vostra situazione patrimoniale e familiare, il passo successivo consiste nel consultare un professionista esperto in diritto successorio che possa tradurre le vostre volontà in atti giuridicamente inattaccabili.

Scritto da Elena Ricci, Avvocato Civilista esperta in diritto immobiliare e successorio, con particolare focus sulla tutela del patrimonio e contrattualistica. Da 14 anni assiste famiglie nella gestione di eredità complesse e compravendite sicure.