Pubblicato il Marzo 15, 2024

La consulenza bancaria non lavora per te, ma è un canale di vendita progettato per collocare i prodotti più remunerativi per la banca stessa.

  • I costi occulti e le retrocessioni sui fondi bancari possono erodere fino al 40% del tuo capitale su un orizzonte di 20 anni.
  • Le statistiche dimostrano che la stragrande maggioranza dei fondi a gestione attiva non batte il mercato, rendendo le loro elevate commissioni un costo ingiustificato.

Raccomandazione: Passare a un modello “fee-only” con un consulente finanziario indipendente è l’unica via per un reale allineamento di interessi e una gestione degli investimenti efficiente e trasparente.

Ti sei mai chiesto perché, nonostante gli anni passino, il tuo portafoglio di investimenti sembra muoversi a malapena, zavorrato da costi che non capisci fino in fondo? Probabilmente sì. E ogni volta, l’impiegato allo sportello ti rassicura, ti parla di “mercati difficili”, e magari ti propone un nuovo “fondo strategico” o il “prodotto del mese” per “dinamizzare” la situazione. Ti fidi, firmi e la storia si ripete. La frustrazione cresce, ma l’idea di gestire tutto da solo ti spaventa.

E se ti dicessi che il problema non è il mercato, ma il modello stesso con cui la banca ti “consiglia”? Che non si tratta di un servizio, ma di un sofisticato canale di vendita progettato per massimizzare i profitti della banca, non i tuoi? Questa non è un’opinione, ma una realtà strutturale basata su un’architettura di incentivi perversi. Il conflitto di interessi non è un’eccezione, è la regola. Il consulente bancario è, prima di tutto, un venditore con obiettivi di budget da rispettare. La sua retribuzione dipende da quanti e quali prodotti ti vende, non da quanto il tuo patrimonio cresce.

In questo articolo, smaschereremo questa architettura. Non ci limiteremo a dire che “i fondi costano”. Ti mostreremo *dove* si nascondono i costi, *come* calcolarli e *perché* un modello basato su una parcella trasparente (fee-only), tipico della consulenza finanziaria indipendente, rappresenta l’unica vera alternativa per allineare i tuoi interessi a quelli di chi ti affianca. Analizzeremo gli strumenti, decifreremo i documenti che la banca ti invia e ti forniremo gli strumenti per riprendere il controllo.

Questo articolo è una guida completa per comprendere le differenze sostanziali tra i due mondi. Esploreremo insieme ogni aspetto cruciale, dai costi nascosti all’efficienza degli strumenti, per darti la consapevolezza necessaria a fare una scelta informata per il tuo futuro finanziario.

Perché l’impiegato allo sportello ti propone sempre il “prodotto della casa” o quello con le commissioni più alte?

La risposta è dolorosamente semplice: perché il suo stipendio, i suoi bonus e la sua carriera dipendono da questo. Il modello di business della stragrande maggioranza delle banche e delle reti di promotori finanziari non si basa sulla qualità della consulenza, ma sulla vendita di prodotti finanziari. L’impiegato che hai di fronte non è un tuo alleato strategico, ma l’ultimo anello di una catena commerciale. La sua performance è misurata su budget di vendita di specifici fondi, polizze o certificati, spesso quelli con le commissioni di gestione più elevate, perché sono proprio quelle commissioni a generare il profitto maggiore per la banca.

Questa dinamica è nota come conflitto di interessi strutturale. La banca ha l’obiettivo di massimizzare i propri ricavi, e lo fa attraverso le commissioni. Il tuo obiettivo è massimizzare i rendimenti del tuo patrimonio, e puoi farlo solo minimizzando i costi. I due obiettivi sono matematicamente opposti. Come sottolinea la società di consulenza finanziaria indipendente Vision SCF, il sistema è chiaro:

Il modello di remunerazione basato esclusivamente su commissioni implica che il consulente finanziario di un istituto bancario riceva un compenso ogni volta che vende un prodotto finanziario. Maggiore è il volume delle vendite, maggiori sono le commissioni percepite

– Vision SCF, Come Guadagna Un Consulente Finanziario Indipendente

Quando ti viene proposto un “portafoglio modello” o una “consulenza evoluta”, spesso non stai ricevendo una strategia personalizzata, ma un pacchetto preconfezionato di fondi della casa (o di case partner) che garantiscono alla banca le cosiddette retrocessioni. Si tratta di una fetta delle commissioni di gestione che la società prodotto riconosce alla banca semplicemente per aver venduto quel fondo. È un incentivo occulto che guida la selezione dei prodotti, a prescindere dalla loro reale efficacia o adeguatezza per te.

La prossima volta che ti verrà offerto il “fondo del mese”, chiediti: è davvero la scelta migliore per me, o è semplicemente quella che aiuta il mio gestore a raggiungere il suo obiettivo di budget trimestrale?

Vale la pena pagare il 2% di commissioni a un gestore attivo che non batte quasi mai il mercato?

La principale giustificazione per le alte commissioni dei fondi comuni a gestione attiva è la promessa di una gestione “esperta”, capace di “battere il mercato”, ovvero di ottenere rendimenti superiori a quelli del suo indice di riferimento (benchmark). Paghi un professionista per scegliere i titoli migliori e superare la performance media. Ma cosa dicono i dati? Dicono che questa è, nella maggior parte dei casi, una promessa vana.

L’analisi SPIVA (S&P Indices Versus Active), uno dei report più autorevoli del settore, è impietosa. Anno dopo anno, dimostra che la stragrande maggioranza dei gestori attivi non riesce a battere il proprio benchmark, specialmente su orizzonti temporali lunghi. In Italia, i dati sono ancora più netti: secondo il rapporto SPIVA Europe Scorecard 2023, il 98% dei fondi azionari italiani ha sottoperformato il benchmark negli ultimi 10 anni. In pratica, quasi tutti gli investitori hanno pagato commissioni elevate per ottenere un risultato inferiore a quello che avrebbero ottenuto con uno strumento passivo a basso costo.

Visualizzazione grafica dell'impatto dei costi di gestione su un investimento ventennale

L’impatto di questi costi è devastante nel lungo periodo. Una commissione del 2% annuo può sembrare piccola, ma l’effetto dell’interesse composto la trasforma in una valanga che erode il tuo capitale. Su un investimento di 100.000€, un costo annuo del 2% rispetto a uno dello 0,2% (tipico di un ETF) significa pagare 36.000€ in più di commissioni in 20 anni, per avere, con altissima probabilità, una performance inferiore.

Strumento TER annuo Performance 10 anni Costo su 100.000€ in 20 anni
ETF MSCI World (iShares) 0,20% +9,5% annuo medio ~4.000€
Fondo Attivo medio italiano 2,00% Sottoperforma nel 98% dei casi ~40.000€
Differenza di costo 1,80% Performance inferiore 36.000€ risparmiati

Pagare per la gestione attiva è come pagare un biglietto di prima classe per poi viaggiare su un aereo più lento e meno confortevole della classe economica. Statisticamente, stai pagando un extra per un disservizio.

Come trovare i costi occulti nel rendiconto annuale che la banca è obbligata a inviarti?

Ogni anno, grazie alla normativa europea MiFID II, la tua banca è obbligata a inviarti un documento tanto importante quanto spesso illeggibile: il rendiconto dei costi e oneri ex-post. Questo documento è la tua “scatola nera”. Contiene la verità su quanto ti è costato realmente il servizio di investimento nell’anno precedente, al di là delle commissioni di gestione dichiarate. Imparare a leggerlo è un’arma fondamentale per smascherare i costi occulti.

Il rendiconto è spesso volutamente complesso, ma le informazioni chiave ci sono. La voce più importante da cercare è “Costi e oneri totali“. Questa cifra, espressa in euro e in percentuale sul patrimonio, rappresenta la somma di tutto ciò che hai pagato. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli. Devi scomporre questa cifra per capire dove sono finiti i tuoi soldi. Le voci cruciali da analizzare sono i “Costi del prodotto” (le commissioni dei fondi), i “Costi del servizio” (le commissioni di consulenza o gestione patrimoniale) e, soprattutto, gli “Incentivi percepiti dalla banca“. Quest’ultima voce, spesso chiamata “incentivi di terzi”, rappresenta le retrocessioni: la banca ti sta dicendo, nero su bianco, quanti soldi ha incassato dalle società prodotto per averti venduto i loro fondi. È la prova tangibile del conflitto di interessi.

Un altro controllo fondamentale è confrontare il rendiconto ex-post con il preventivo che ti era stato dato a inizio anno (il rendiconto ex-ante). Se la differenza è significativa, è probabile che sia dovuta a costi di transazione non dichiarati o a commissioni di performance scattate in modo poco trasparente. Un costo totale annuo superiore al 2-2,5% del patrimonio è quasi sempre un segnale di allarme: un’inefficienza che sta erodendo gravemente i tuoi potenziali rendimenti.

Il tuo piano d’azione: come ispezionare il rendiconto MiFID II

  1. Cercare la sezione ‘Costi e oneri totali’: Questa è la somma di tutti i costi che hai sostenuto. È il tuo punto di partenza.
  2. Individuare gli ‘Incentivi percepiti dalla banca’: Qui scopri le retrocessioni, ovvero quanto la banca ha guadagnato vendendoti specifici prodotti di terzi.
  3. Verificare i ‘Costi del servizio’: Controlla le commissioni dirette che paghi per la consulenza o la gestione del tuo portafoglio.
  4. Controllare i ‘Costi del prodotto’: Analizza il TER (Total Expense Ratio) dei fondi e verifica la presenza di costi di sottoscrizione o di uscita.
  5. Calcolare il rapporto costi/patrimonio: Se l’incidenza totale dei costi supera il 2% annuo, il tuo investimento è quasi certamente inefficiente.

Non lasciare che la complessità del rendiconto ti scoraggi. È stato progettato per essere difficile, ma le informazioni che contiene sono un tuo diritto e la tua migliore difesa contro un sistema inefficiente.

Quando pagare una parcella (“fee-only”) ti fa risparmiare migliaia di euro rispetto alle commissioni sui prodotti?

La differenza fondamentale tra un consulente bancario e un consulente finanziario indipendente (CFA) risiede nel modello di remunerazione. Il CFA opera su base “fee-only”, ovvero viene pagato esclusivamente a parcella dal cliente. Non riceve alcuna commissione, provvigione o retrocessione da banche o società prodotto. Questo piccolo dettaglio cambia tutto: elimina alla radice il conflitto di interessi. L’unico obiettivo del consulente indipendente è il benessere finanziario del cliente, perché è l’unico a pagarlo.

Questo modello crea un allineamento matematico degli interessi. Il consulente ha tutto l’interesse a scegliere gli strumenti più efficienti e a basso costo (come gli ETF) e a creare una strategia che massimizzi il tuo rendimento, perché un cliente soddisfatto è un cliente che rimane. Come afferma chiaramente Consultique SCF, una delle principali società di consulenza indipendente in Italia, la struttura è la garanzia:

Il consulente finanziario indipendente non percepisce commissioni o provvigioni da intermediari o emittenti finanziari, essendo vietata la vendita di prodotti finanziari. Questo modello retributivo assicura che le raccomandazioni siano sempre orientate al miglior interesse del cliente

– Consultique SCF, Consulenza finanziaria indipendente

Ma quando, concretamente, questo si traduce in un risparmio? Praticamente sempre, specialmente per patrimoni superiori ai 30.000-50.000 euro. Una parcella annua, che può essere fissa o in percentuale decrescente sul patrimonio (es. 1% fino a 200k, 0.8% sulla parte eccedente, etc.), risulta quasi sempre inferiore alla somma dei costi occulti e delle commissioni pagate nel modello bancario tradizionale. A prima vista, pagare una fattura sembra un costo in più, ma in realtà stai sostituendo un sistema di costi opachi e altissimi con un unico costo trasparente e più basso.

Studio di caso: Confronto costi per tre profili di investitori

Analizziamo l’impatto su tre patrimoni diversi. Giovane con 50.000€: il modello bancario con fondi al 1,8% di costo medio costa 900€/anno; un consulente indipendente può chiedere una parcella fissa di 500€/anno. Il risparmio è di 400€ annui. Famiglia con 300.000€: il costo bancario sale a 5.400€/anno; la parcella del CFA, magari allo 0,8%, è di 2.400€. Il risparmio è di 3.000€ annui. Pensionato con 1.000.000€: i costi bancari possono arrivare a 18.000€/anno; la parcella del CFA, decrescente allo 0,6%, si ferma a 6.000€. Il risparmio annuo è di ben 12.000€. Il punto di pareggio, dove la parcella diventa più conveniente, si raggiunge molto in fretta.

Pagare una parcella non è un costo, è un investimento in trasparenza e allineamento di interessi. È il passaggio da un rapporto venditore-cliente a una partnership strategica.

L’errore di compilare il questionario MiFID a caso permettendo alla banca di venderti prodotti rischiosi

Il questionario MiFID sull’adeguatezza è uno degli strumenti più importanti a tutela dell’investitore, ma è anche uno dei più fraintesi e manipolati. Molti risparmiatori lo compilano frettolosamente, spesso sotto la “guida” dell’impiegato bancario, senza capire che le risposte fornite diventano la chiave legale che autorizza la banca a vendere determinati prodotti. Dichiarare una propensione al rischio più alta del reale o un’esperienza finanziaria che non si possiede è come firmare un assegno in bianco.

La banca, spinta dalla necessità di collocare prodotti più redditizi (e quindi spesso più rischiosi), ha tutto l’interesse a farti risultare con un profilo di rischio “dinamico” o “aggressivo”. Un profilo prudente, infatti, limiterebbe drasticamente la gamma di fondi, certificati o polizze che può proporti. Ecco perché spesso le domande vengono poste in modo suggestivo (“Ma lei un po’ di rischio lo accetta per avere un rendimento maggiore, vero?”). L’errore è credere che sia una pura formalità. Al contrario, è il documento che definisce i confini legali del mandato della banca.

Confronto visivo tra profilo MiFID reale e profilo suggerito dalla banca

Compilare il questionario in modo consapevole significa proteggersi. Prima di rispondere, dovresti avere chiari i tuoi veri obiettivi, il tuo orizzonte temporale e, soprattutto, la massima perdita che sei realmente disposto a sopportare senza andare nel panico. Ecco alcuni consigli pratici:

  • Definisci i tuoi obiettivi: Prima di entrare in banca, scrivi nero su bianco perché stai investendo (es. pensione, acquisto casa, figli) e per quanto tempo.
  • Sottostima la tua tolleranza alla perdita: Quando ti chiedono quale perdita massima sei disposto a sopportare in un anno (es. 5%, 10%, 20%), scegli sempre una percentuale inferiore a quella che pensi. La reazione emotiva a una perdita reale è sempre più forte di quella ipotetica.
  • Non sovrastimare la tua esperienza: Anche se leggi di finanza, se non lavori nel settore, la tua conoscenza è probabilmente “base”. Non dichiararti “esperto”.
  • Conserva una copia: Chiedi sempre una copia del questionario compilato e firmato. Sarà un documento fondamentale in caso di future contestazioni.

La tua firma su quel documento non è una formalità. È il permesso che dai alla banca di agire con i tuoi soldi. Assicurati che quel permesso rispecchi i tuoi veri interessi, non i suoi.

ETF o Fondi Comuni: quale strumento è più efficiente per un orizzonte di 15 anni?

Per un investitore con un orizzonte temporale lungo, la scelta dello strumento finanziario è cruciale quanto la strategia stessa. Le due opzioni principali sono i Fondi Comuni di investimento, tipicamente proposti dalle banche, e gli ETF (Exchange Traded Funds), strumenti a gestione passiva. Su un orizzonte di 15 anni o più, l’efficienza degli ETF emerge in modo schiacciante per una serie di motivi strutturali.

Il primo e più evidente è il costo. Come abbiamo visto, i fondi comuni attivi hanno costi di gestione (TER) che si aggirano mediamente tra l’1,5% e il 2,5% annuo. Un ETF che replica un indice globale come l’MSCI World ha un TER tra lo 0,12% e lo 0,50%. Questa differenza, capitalizzata anno dopo anno, crea un divario di performance enorme. Inoltre, i fondi comuni sono spesso soggetti a “mortalità”: vengono chiusi o fusi se non performano o non raccolgono abbastanza, costringendo l’investitore a liquidare e reinvestire, spesso con implicazioni fiscali. Infatti, solo il 56% dei fondi azionari europei lanciati 10 anni fa è ancora attivo oggi, come evidenzia il report SPIVA Europe.

Gli ETF, invece, offrono una trasparenza e una liquidità superiori. Puoi vedere la composizione esatta del tuo investimento ogni giorno e puoi comprare o vendere le tue quote in tempo reale sul mercato, come se fossero azioni. I fondi comuni, invece, vengono valorizzati una volta al giorno e il processo di vendita può richiedere diversi giorni lavorativi. Un altro vantaggio chiave, specialmente in Italia, riguarda la fiscalità: gli ETF ad “accumulazione” reinvestono automaticamente i dividendi senza che questi vengano tassati immediatamente, massimizzando l’effetto dell’interesse composto. Nei fondi a distribuzione, la tassazione è immediata e riduce il capitale che lavora per te.

Il confronto diretto delle caratteristiche chiave non lascia spazio a dubbi, specialmente per chi investe per il lungo termine, come mostra questa analisi comparativa recente.

ETF vs Fondi Comuni: il confronto per l’investitore italiano
Caratteristica ETF Fondi Comuni
Costi medi (TER) 0,20-0,50% 1,5-2,5%
Dove acquistare Broker online autonomo Banca o promotore
Trasparenza portafoglio Quotidiana Trimestrale
Fiscalità dividendi Più efficiente se ad accumulo Tassazione immediata
Liquidità Vendita immediata in borsa 2-5 giorni lavorativi
Performance vs benchmark Replica l’indice -0,2% Sottoperforma nell’85% dei casi

Scegliere un fondo comune attivo al posto di un ETF su un orizzonte lungo è come decidere di correre una maratona con uno zaino pieno di sassi sulle spalle: potresti anche arrivare al traguardo, ma di sicuro molto più lentamente e con molta più fatica.

Perché la banca ti fa pagare l’istruttoria anche se il processo è quasi tutto automatizzato?

Le spese di istruttoria, i diritti fissi, le commissioni di apertura dossier: la lista di costi una tantum che le banche applicano all’apertura di un rapporto di investimento o di un finanziamento è lunga. La giustificazione ufficiale è che servono a coprire i costi amministrativi e di analisi della pratica. Tuttavia, in un’era in cui la maggior parte di questi processi è altamente standardizzata e automatizzata, queste spese rappresentano spesso un puro centro di profitto per la banca.

L’analisi del tuo profilo, l’inserimento dei dati nel sistema, la generazione della documentazione: sono tutte attività che richiedono un intervento umano minimo. Eppure, ti vengono addebitate centinaia, a volte migliaia, di euro. Questo è particolarmente vero nel caso del trasferimento di un dossier titoli da una banca all’altra. Il processo è quasi interamente digitale, ma le commissioni applicate possono essere così elevate da fungere da barriera all’uscita, scoraggiando di fatto il cliente dal cercare condizioni migliori altrove.

La buona notizia è che questi costi sono quasi sempre negoziabili, soprattutto se sei un cliente con un patrimonio interessante o se stai portando nuova liquidità. Le banche sanno che la concorrenza, specialmente quella dei broker online a zero commissioni, è forte. Usare questa leva a tuo favore è fondamentale. Non accettare mai la prima proposta come definitiva. Ecco alcuni spunti per la tua negoziazione:

  • Leva del patrimonio: Se hai un patrimonio superiore a 100.000€, puoi dire: “Considerato l’ammontare del mio patrimonio, richiedo l’azzeramento totale delle spese di apertura del dossier titoli”.
  • Minaccia di trasferimento: Se stai pensando di andartene, sii esplicito: “Ho già ricevuto condizioni di trasferimento a costo zero da [nome di un broker online]. Attendo una vostra controproposta prima di procedere”.
  • Condizione per il servizio: Se ti propongono una consulenza a pagamento, condiziona la tua adesione: “Accetto di sottoscrivere il servizio di consulenza evoluta solo a patto che mi vengano rimborsati il 100% degli incentivi di terzi percepiti dalla banca”.
  • Metti tutto per iscritto: Dopo una conversazione, formalizza la richiesta: “Come da accordi telefonici, invierò una richiesta formale via PEC per la riduzione dei costi, come previsto dalla normativa sulla trasparenza”.

Considera ogni costo fisso non come una tassa inevitabile, ma come il primo round di una negoziazione. La tua determinazione a non pagare costi ingiustificati è il primo segnale che sei un cliente consapevole, non uno da cui attingere profitti facili.

Da ricordare

  • Il conflitto di interessi è strutturale nel modello bancario tradizionale: il consulente è un venditore pagato per collocare i prodotti della banca.
  • I costi composti, spesso superiori al 2% annuo nei fondi bancari, sono il nemico numero uno del rendimento a lungo termine e possono erodere una parte significativa del capitale.
  • Gli ETF, uniti a una consulenza indipendente “fee-only”, rappresentano l’alternativa più efficiente, trasparente e allineata agli interessi dell’investitore.

ETF MSCI World: come possedere 1.500 aziende globali con un solo click e costi minimi?

Dopo aver analizzato le inefficienze e i conflitti del sistema bancario, è naturale chiedersi: qual è l’alternativa concreta? Per la maggior parte degli investitori, la risposta più semplice ed efficace è investire in un ETF che replica l’indice MSCI World. Questo singolo strumento finanziario ti permette di diventare proprietario di una piccola frazione di circa 1.500 delle più grandi aziende del mondo, distribuite in 23 paesi sviluppati. È il massimo livello di diversificazione globale, accessibile con un solo click e a costi irrisori.

L’indice MSCI World rappresenta circa l’85% della capitalizzazione di mercato globale. Investire in un ETF che lo replica significa scommettere sulla crescita dell’economia mondiale nel suo complesso, senza dover scegliere singoli titoli o settori. La performance storica di questo approccio è notevole: secondo i dati storici, l’indice ha generato un rendimento medio annuo di circa il +9,55% dal 1969. Questo non garantisce rendimenti futuri, ma dimostra la potenza di un investimento diversificato a lungo termine.

La bellezza di questo approccio sta nella sua semplicità e accessibilità. Su Borsa Italiana sono quotati numerosi ETF sull’MSCI World, acquistabili tramite qualsiasi broker online o persino tramite la piattaforma di trading della propria banca (sebbene potrebbero non proportelo attivamente). Vediamo un esempio pratico.

Studio di caso: L’ETF MSCI World più efficiente su Borsa Italiana

L’iShares Core MSCI World UCITS ETF (ISIN: IE00B4L5Y983) è uno degli ETF più grandi e liquidi del mondo, con un patrimonio di oltre 60 miliardi di euro. Replica circa 1.500 aziende globali e ha un costo di gestione (TER) annuo di appena lo 0,20%. È domiciliato in Irlanda, il che lo rende fiscalmente efficiente per gli investitori italiani, ed è ad accumulazione, quindi reinveste automaticamente i dividendi. Con un unico acquisto tramite il tuo conto titoli, ottieni un’esposizione diversificata su aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Nestlé, e molte altre. Alternative altrettanto valide includono prodotti di Amundi o SPDR con costi anche inferiori, intorno allo 0,12%.

L’investimento efficace non deve essere complesso o costoso. Uno strumento come l’ETF MSCI World, affiancato dalla guida di un consulente indipendente che ti aiuti a definirne il peso corretto nel tuo portafoglio e a gestire l’emotività, è tutto ciò che serve alla maggior parte delle persone per raggiungere i propri obiettivi finanziari. Richiedi un’analisi indipendente del tuo portafoglio attuale: potrebbe essere il primo passo per risparmiare migliaia di euro e dormire sonni più tranquilli.

Domande frequenti su fondi bancari e consulenza indipendente

Cosa sono gli ‘incentivi di terzi’ nel rendiconto?

Sono le commissioni che la banca riceve dalle società di gestione per vendere i loro fondi, spesso il 60% delle commissioni di gestione annue del fondo stesso. Rappresentano la prova concreta del conflitto di interessi, in quanto la banca è incentivata a vendere i prodotti che le garantiscono i guadagni maggiori, non necessariamente i migliori per il cliente.

Posso chiedere la restituzione degli incentivi?

La restituzione degli incentivi è prevista solo se hai sottoscritto un contratto di “consulenza evoluta” a pagamento, e solo se il contratto lo specifica. Nella stragrande maggioranza dei casi, ovvero nel servizio di collocamento standard, la banca trattiene legalmente tutti gli incentivi percepiti, in quanto agisce come venditore e non come consulente puro.

Perché i costi ex-post sono spesso superiori a quelli ex-ante?

I costi indicati a inizio anno (ex-ante) sono una stima. Il consuntivo di fine anno (ex-post) è spesso più alto perché include costi variabili e difficilmente prevedibili, come i costi di transazione (legati alla compravendita di titoli all’interno del fondo), le commissioni di performance (che scattano se il fondo supera certi obiettivi, a volte anche quando il rendimento assoluto è negativo) e altri oneri accessori non sempre dichiarati con chiarezza inizialmente.

Scritto da Lorenzo Bernardi, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all'Albo OCF con 12 anni di esperienza nella gestione patrimoniale e pianificazione previdenziale. Specializzato in costruzione di portafogli ETF e obbligazionari per la protezione del capitale.